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Dalle BBS al rumore di fondo: come abbiamo distrutto il modo di comunicare

Dalle BBS al rumore di fondo: come abbiamo distrutto il modo di comunicare

Ebbene sì, ogni mio post e' scritto a seguito di esperienze giornaliere che provocano ricordi, considerazioni. Oggi un post mi ha “sbloccato un ricordo”. Mi ha fatto ripensare a come era prima di internet quando parlavamo di più di persona e meno virtualmente. Quando connettersi era un atto di volontà.

C’è stato un tempo in cui entrare in rete non era scontato. Non eravamo “sempre connessi”, non era “normale”, non era nemmeno comodo. Ci si collegava sapendo che si stava facendo qualcosa di preciso, delimitato nel tempo, costoso, e per questo degno di attenzione. Le BBS prima, Internet vero poi, passavano attraverso modem lenti, rumorosi, che occupavano la linea di casa e consumavano soldi a ogni minuto….per la felicità dei nostri genitori. Non esisteva l’idea di “controlla un po’ su Google” o "chiedi a ChatGPT": esisteva solo il “mi collego”.

Quel contesto tecnico, che oggi viene considerato preistorico, aveva un effetto collaterale potentissimo: obbligava a pensare prima di parlare. Ogni messaggio scritto era il risultato di una scelta, non di un impulso. La lentezza non era un difetto, era un filtro.

BBS

Le BBS (Bulletin Board System) erano sistemi di comunicazione remoti esistenti prima del Web e, in molti casi, prima di Internet come lo intendiamo oggi. Non erano “siti”, non erano “social”, non erano “piattaforme”: erano computer reali, spesso in una stanza di casa di qualcuno, collegati a una o più linee telefoniche, che rispondevano alle normali chiamate telefoniche degli utenti tramite modem analogici. Mio figlio, oggi, probabilmente non comprende neppure il concetto di telefono con il filo.

Quando ti collegavi a una BBS non stavi navigando, stavi chiamando direttamente un altro computer, o meglio un altro modem. Un modem (MODulatore-DEModulatore) che adesso sta anche dentro lo smartphone, non e' più analogico, non e' più a 14200bouds ma 5G, che la maggioranza degli utente non sa nemmeno che significa…ma l'utente anni 90 invece sapeva cosa faceva, eccome.

Da casa tua componevi il numero telefonico della BBS (spesso intercontinentale il modem fischiava, gracchiava, se la linea era libera, entravi se era occupata… riprovavi più tardi, o ti addormentarvi. Ma una volta collegato, ti trovavi davanti a un’interfaccia testuale, spesso spartana ma funzionale. Il SysOp (System Operator) era il padrone di casa. Decideva le regole, chi poteva entrare e chi veniva bannato: la BBS era sua. Erano comunità piccole, ma vere, niente a che vedere con i gruppi Whatsapp o canali Telegram; Forse i veri eredi sono i gruppi su Element/Matrix o Slack.

Nelle BBS tutti si conoscevano, almeno di nickname, la reputazione contava e se eri un idiota, non duravi. 

La netiquette nasce qui: non come morale, ma come necessità tecnica e sociale.

I modem

Le BBS come detto funzionavano grazie ai modem; niente Adsl a 7Mbps, niente Fibra da Gigabit, 300 baud, 1200 baud, 2400, poi 9600, 14400, 28800 fino ai “mitici” USRobotics 56k V90 dei “ricchi”. Numeri ridicoli oggi, ma allora ogni byte contava e soprattutto costava!

Per questo si scriveva offline, si leggeva con attenzione (oggi si legge a malapena i titoli) non si sprecava tempo altrui: Ogni minuto inutile era denaro bruciato.

Ma perché funzionavano (e oggi no)? perché l’accesso era faticoso, la competenza era necessariale regole erano chiare, la moderazione era reale, la comunità era limitata!

Non c’era spazio ne tempo da perdere per spam, flood, protagonismo e analfabetismo funzionale: Chi non si adattava, usciva dal sistema! Oggi, al contrario, il sistema si adatta a chiunque spingendo tutto e tutti ad un livellamento, verso il basso. Una parvenza di alto, ma non e’ così , facciamo tutto, troppo senza sapere cosa.

Poi vennero i newsgroup, i forum e la netiquette era sempre lì, poi nacquero le chat! 

Strumenti poveri, relazioni ricche

Quando arrivarono strumenti come IRC o ICQ, nessuno li scambiava per giocattoli. Erano strumenti, appunto, e come tali andavano usati con criterio. I canali IRC avevano regole chiare, operatori severi, e una cultura condivisa. ICQ richiedeva di scegliersi i contatti uno a uno: non esisteva l’idea del gruppo infinito, del messaggio buttato lì a cento persone nella speranza che qualcuno rispondesse.

Nei forum e nei newsgroup si costruivano archivi di conoscenza, non flussi effimeri. Le discussioni restavano, si stratificavano, si potevano leggere a distanza di anni. Questo generava rispetto: per chi scriveva prima, per chi avrebbe letto dopo. Era normale sentirsi dire di leggere il manuale, di usare la funzione di ricerca, di evitare duplicazioni. Non era arroganza: era igiene comunicativa.

La netiquette come patto sociale

La netiquette non era una lista di buone maniere: era un patto tacito. Funzionava perché tutti avevano interesse a mantenerlo. Il cross-posting indiscriminato era visto come una violazione grave perché sporcava i canali. I messaggi inutili erano rumore che faceva perdere tempo agli altri, e il tempo era prezioso.

I moderatori non facevano intrattenimento, facevano manutenzione. E gli utenti più esperti non avevano paura di essere bruschi: sapevano che difendere la qualità del dialogo significava difendere la comunità stessa.

 

La democratizzazione e l’inizio del degrado

Poi è arrivata la connessione permanente. Prima la banda larga, poi lo smartphone, infine l’idea devastante che tutti debbano sempre dire qualcosa. La rete si è aperta a chiunque, senza più alcun processo di adattamento culturale. Non è stata l’inclusione il problema, ma l’assenza totale di trasmissione delle regole (e vale in ogni campo).

Con i social network, Facebook per primo, la conversazione ha smesso di essere strutturata; I thread sono diventati commenti, i commenti reazioni, le reazioni emoji. Nulla resta, nulla si approfondisce, tutto viene spinto dall’algoritmo, non dal valore. Le bacheche di facebook, X, Instagram o di linkedin sono esempi: non pensate di guardare una timelilne! State guardando ciò che vogliono farvi vedere! Ad esempio su Mastodon non è così!

Con la messaggistica istantanea, soprattutto WhatsApp, il disastro è diventato quotidiano. Gruppi infiniti, notifiche continue, messaggi vocali inutili, informazioni ripetute dieci volte, zero contesto, zero memoria. Non è comunicazione, è spam vero e proprio.

 

Noi, siamo ragazzi di oggi, noi ...

Giovani connessi, ma umanamente isolati! 

Il prezzo più alto lo stanno pagando i più giovani. Crescere in un ambiente in cui la relazione è mediata quasi esclusivamente dallo schermo significa imparare a comunicare senza mai esporsi davvero. Si perde la capacità di leggere il silenzio, lo sguardo, l’ambiguità. Si perde la pazienza del confronto.

Il cyberbullismo nasce anche qui: in un contesto dove la parola non ha peso, dove non si vede la reazione dell’altro, dove l’empatia è opzionale. Colpire è facile, sparire ancora di più. Ma in realtà nemmeno sanno che l'anonimato su internet non esiste (Smartphone "de-googled") E intanto aumentano chiusura, ansia sociale, difficoltà relazionali reali. Non perché i giovani siano peggiori, ma perché sono stati immersi in un sistema che premia l’aggressività e l’attenzione immediata.

Qui vanno ringraziato anche gli attuali "boomeroni", i genitori anni 60-80 io do a loro le colpe principali (per la cronaca sono del 1970 e frequentavo le bbs, i forum e gnu-linus e' il mio regno); Quei genitori che al ristorante: "tieni l'iphone consì non rompi"! Quelli che al mare, in macchina, al parco... "tieni il tablet e gioca"! Quelli che ora sono i maggiori frequentatori di Facebook che Gen Alpha e Beta evitano... tristi swappatori tra Tinder e Onlyfans..

 

Nostalgia, nostalgia canaglia….

Però dire che “era meglio prima” non significa voler tornare indietro tecnologicamente. Significa riconoscere che abbiamo sacrificato la qualità del dialogo sull’altare della comodità. Oggi comunichiamo continuamente, ma raramente ci ascoltiamo. Scriviamo senza leggere, reagiamo senza capire, condividiamo compulsivamente.

La rete non è diventata peggiore per caso. È diventata più redditizia così….per gli Zuckerberg, i Musk, i Gates e Nadella, per gli Altman e gli Amodei, per i Bezos e per ….lui, di Peter Thiele…segnatevi questo nome: Palantir! Ci risentiamo tra qualche anno e ne riparliamo, se potremo!

Tornare indietro non si può, ma correggere sì, ma le soluzioni non sono semplici, né indolori. Richiedono scelte consapevoli e rinunce. Significa ricostruire spazi moderati, tematici, dove l’accesso non sia solo tecnico ma culturale. Significa reintrodurre regole chiare e farle rispettare, anche a costo di sembrare “antipatici”. Significa educare all’uso della rete come si educa alla scrittura: con metodo, con fatica, con rispetto (si fa ancora vero?!!!!)

A livello personale, significa anche imparare a staccare. Il detox digitale non è una moda new age, è un atto di autodifesa, una consapevolezza di privacy e anonimato. Ridurre le notifiche, uscire dai gruppi inutili, accettare di non essere sempre reperibili. E sì, per qualcuno ha senso riscoprire i cosiddetti dumbphone: telefoni che telefonano, e basta. Non come rifiuto della tecnologia, ma come modo per rimetterla al suo posto.

 

E fai rumore…

Meno rumore più consapevolezza. Forse non torneremo mai all’epoca dei modem che fischiano nella notte. Ma possiamo ancora decidere come vogliamo stare online. Possiamo scegliere se essere parte del rumore o provare a ricostruire i nostri spazi che abbiano un senso. La serenità digitale non passa dall’ennesima app, ma dal recupero di una verità semplice e scomoda: comunicare bene richiede tempo, attenzione e rispetto. Tutte cose che il sistema attuale non regala, ma che possiamo ancora scegliere….con qualche sforzo e sacrificio.

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