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Restare informati nell'era digitale - News RSS ed il mito AI

Restare informati nell'era digitale - News RSS ed il mito AI

"Ale, ce l'hai un tools che con ChatGPT mi organizza tutti giorni le notizie?" ....si vede il fumo dalle mie orecchie?
Non passa settimana che mi venga fatta questa domanda, ma cavolo, fin'ora dove avete vissuto? Sono 30 anni che esistono gli RSS, ed ogni volta che li citavo mi sentivo risponder che "è troppo difficile". Trattasi banalmente di un file xml ed ora invece diventa facile con l'AI, anzi, con un "generatore di testo su base statistica"????

Ma c'è una scena che si ripete ogni mattina negli studi di commercialisti, avvocati, consulenti e professionisti di ogni genere in tutta Italia. La sveglia suona, il caffè è ancora caldo, la famigliuola del mulino bianco con Banderas è pronta e già inizia il rito quotidiano dell'aggiornamento: prima la posta elettronica, poi WhatsApp (dove qualcuno ha condiviso un articolo interessante alle 23:47 della sera prima in barba ad ogni norma sul copyright) poi una rapida occhiata ai siti di settore, magari una newsletter arrivata ieri e rimasta lì in attesa, e infine una ricerca su Google per verificare se nel frattempo è uscita qualche circolare importante. Tutto questo prima ancora di aver aperto la prima pratica del giorno.

Sembra un'esagerazione, ma non lo è. Informarsi è diventato un lavoro nel lavoro, un secondo mestiere che nessuno ha scelto di fare ma che tutti si trovano costretti a svolgere. E la domanda che in molti si pongono è: esiste un modo più intelligente per farlo?

Il commercialista e il diluvio di informazioni

Prendiamo il caso del commercialista, che in realtà è il caso emblematico di qualsiasi professionista il cui aggiornamento non è solo una buona abitudine, ma un obbligo deontologico e pratico. Le fonti da monitorare sono decine: l'Agenzia delle Entrate e INPS pubblicano circolari e risoluzioni, il Sole 24 Ore aggiorna la sua sezione fiscale ogni mattina, arrivano newsletters da associazioni di categoria e abbonamenti a banche dati, gruppi WhatsApp di colleghi mandano avanti e indietro (crossposting vietato dalla netiquet, ma figuriamoci) articoli e interpretazioni, e poi ci sono i siti specializzati, i blog di settore, le riviste professionali online.

Il problema non è la mancanza di informazioni. Il problema è esattamente il contrario: c'è troppa informazione, distribuita su troppe piattaforme, in troppi formati diversi. Un giorno la notizia importante arriva via mail da un collega. Il giorno dopo è su un gruppo Telegram. Quello successivo te la manda qualcuno su WhatsApp con un link che apri sul telefono, lo leggi a metà durante una pausa, poi non riesci più a ritrovarlo.

Il risultato è un senso cronico di dispersione. Si finisce per leggere le cose per caso, non per scelta, e le Bigtech ci sguazzano, non dimenticatelo. Si rischia di perdere aggiornamenti importanti perché erano su un canale che stavi presidiando meno in quel momento. E soprattutto, si spreca un'enormità di tempo prezioso nel solo atto di raccogliere le informazioni, ancora prima di averle lette o elaborate o nel duplicarle sistematicamente. Per non parlare dell'incrocio magico tra colleghi di studi.

Dal copia-incolla al copia-incolla digitale e soluzioni

Davanti a questo problema, le persone reagiscono in modi molto diversi, e le soluzioni adottate formano quasi uno spettro che va dal totalmente manuale al pienamente automatizzato. Vale la pena esaminarlo, perché capire dove ci si colloca aiuta a capire dove si potrebbe arrivare.

L'approccio manuale: il giro dei siti

Il metodo più diffuso, e il più dispendioso in termini di tempo, è semplicemente aprire ogni mattina una serie di siti web in sequenza. Chi lo fa di solito ha i preferiti del browser organizzati in cartelle. Ogni giorno, si apre scheda dopo scheda, si scorrono le homepage, si legge quello che sembra interessante, si chiude tutto e si va avanti. Il problema è evidente: si consuma tempo enorme, si legge per forza tutto, anche ciò che non serve, e basta distrarsi un giorno per perdere aggiornamenti importanti.

Le newsletter: comode, ma disorganizzate

Un passo avanti è affidarsi alle newsletter. Ci si iscrive ai servizi che interessano, e ogni giorno o settimana arriva una sintesi curata direttamente nella casella mail. È un modello che funziona bene per poche fonti, ma che scala malissimo. Con dieci, venti, trenta newsletters attive, la casella posta diventa un magazzino caotico. Le newsletters si confondono con le mail di lavoro, si archiviano in fretta senza leggerle, si accumulano sensi di colpa digitali. E soprattutto: la mail non è mai stata pensata per fare da aggregatore di contenuti editoriali. figuriamoci se, come chi conosco io, leggono una news e se la automandano per mail 🥳 poi ti lamenti degli antispam?! 

WhatsApp e i gruppi: il caos che si spaccia per informazione

Poi c'è il capitolo WhatsApp. I gruppi professionali (i canali nemmeno sapete cosa sono) su questa piattaforma sono diventati, nel bene e nel male, il principale mezzo di diffusione di notizie di settore in molti ambiti. Un collega trova un articolo, lo manda al gruppo, qualcuno risponde, parte la discussione. Il problema è che WhatsApp è pensato per la comunicazione in tempo reale, non per l'archiviazione strutturata di contenuti. Un link interessante condiviso ieri è di fatto introvabile oggi, a meno che non si scrolli per minuti. Non c'è categorizzazione, non c'è ricerca efficace, non c'è modo di distinguere una notizia urgente da un meme inviato per alleggerire la giornata. C'è solo ulteriore confusione e perdita di tempo. Il solito uso sbagliato dell'unica tecnologia conosciuta.

L'aggregatore RSS: l'opzione ignorata

E poi ci sono gli RSS, ne ho gia parlato qui RSS 20 anni di notizie ... e ce ne siamo dimenticati . Ne parleremo diffusamente più avanti, ma anticipiamo subito la tesi: gli RSS esistono da quasi trent'anni, funzionano perfettamente, sono gratuiti o quasi, e la stragrande maggioranza dei professionisti che si lamentano di non riuscire a stare al passo con le notizie non li ha mai usati, né probabilmente li ha mai sentiti nominare con attenzione.

Il problema della mobilità e del lavoro in team

Un elemento che complica ulteriormente il quadro è la necessità di accedere alle informazioni ovunque ci si trovi. Il professionista moderno è figo, non sta tutto il giorno in ufficio davanti al suo PC: ha clienti da visitare, riunioni fuori sede, momenti morti in treno o in aeroporto che potrebbero essere usati per aggiornarsi. Questo significa che il sistema di informazione deve funzionare allo stesso modo su desktop, tablet e smartphone.

E se si lavora in uno studio con più persone, la questione si complica ancora di più. Come si condividono le notizie rilevanti con i colleghi? Come si evita che tre persone leggano la stessa cosa e nessuno legga un'altra che sarebbe stata invece importante? Come si costruisce una base di conoscenza condivisa (knowledge base (KB)) che non sia semplicemente l'ennesimo gruppo WhatsApp? .. "uh, scusate era per il gruppo di scuola/calcio/calcetto..." (fino a quando non arriva la foto osè sul gruppo dell'asilo).

Questi sono problemi reali, che la maggior parte delle soluzioni artigianali non riesce a risolvere. Richiedono strumenti pensati per la collaborazione, con la possibilità di assegnare articoli, aggiungere note, condividere selettivamente con i colleghi, e tutto ciò sincronizzato su tutti i dispositivi in tempo reale.

Il paradosso della digitalizzazione a metà

C'è un fenomeno interessante che chiunque lavori con i professionisti italiani riconosce immediatamente: l'adozione selettiva della tecnologia. Si è digitalizzato ciò che era impossibile non digitalizzare: la fatturazione elettronica, la firma digitale, le comunicazioni obbligatorie con l'Agenzia delle Entrate, ma si è rimasti ancorati agli strumenti "familiari" per tutto il resto.

Il risultato è un paesaggio ibrido e spesso contraddittorio: studi che usano software gestionali avanzati per la contabilità, ma che gestiscono la propria formazione e il proprio aggiornamento con un mix di segnalibri del browser (forse, e non sincronizzate, ne parlerò), cartelle di mail  non lette (senza filtri automatici o automatismi, e spesso scambiate per file-server) e messaggi WhatsApp (con dati sensibili in america alla faccia della privacy). La tecnologia è entrata dalla porta principale grazie ai vendit...ops, consulenti, ma per tutto ciò che non era strettamente obbligatorio, si è rimasti nell'area di confort. Ma qualcuno Tinder o Onlyfans, l'avrà imparati almeno ad usare??

Il motivo è comprensibile: imparare uno strumento nuovo richiede tempo e fatica, e i professionisti sono già oberati di lavoro. Si tende quindi a usare ciò che si conosce già, anche quando non è lo strumento giusto per il compito. WhatsApp si conosce, quindi si usa per condividere le notizie. La mail si conosce, quindi si usa per ricevere le newsletter. Excel si conosce, quindi si usa per tutto il resto 🔫 .

Il problema di questo approccio è che gli strumenti non progettati per un compito specifico finiscono per fare quel compito in modo mediocre.

Usare la mail come aggregatore di newsletter produce caselle disorganizzate. Usare WhatsApp come sistema di knowledge management produce informazioni irrecuperabili. Il costo, in termini di tempo sprecato e opportunità mancate, è reale, anche se difficile da quantificare.

Breve storia e riscoperta degli RSS

Per capire perché gli RSS siano così sottovalutati, bisogna fare un passo indietro e raccontare la loro storia. RSS (acronimo di Really Simple Syndication) è un formato standard (si, Microsft non conosce questo significato, lo so) per la distribuzione di contenuti web, sviluppato alla fine degli anni Novanta. L'idea di base è semplice quanto elegante: ogni sito che vuole rendere i propri contenuti facilmente fruibili pubblica un file RSS, un documento XML strutturato che contiene i titoli, i riassunti e i link degli articoli più recenti.

Gli aggregatori RSS, detti anche feed reader, leggono questi file e presentano all'utente tutti gli aggiornamenti in un unico posto, organizzati per fonte o per categoria, senza bisogno di visitare ogni sito singolarmente. È come avere un giornale personalizzato che si aggiorna da solo, in tempo reale, con esattamente le fonti che hai scelto tu.

La tecnologia è diventata popolare nei primi anni 2000, quando Google lanciò Google Reader, che in pochi anni divenne lo strumento di riferimento per milioni di lettori in tutto il mondo. Poi, nel 2013, Google decise di chiuderlo, una decisione che ancora oggi molti ricordano come uno dei più grandi errori della storia recente dell'azienda. La chiusura di Google Reader causò un temporaneo declino nell'adozione degli RSS, ma non ne determinò la morte. La tecnologia sopravvisse, migliori aggregatori indipendenti nacquero dalle ceneri di Google Reader, e il formato continuò a essere supportato dalla stragrande maggioranza dei siti di informazione.

Oggi gli RSS stanno vivendo una sorta di riscoperta silenziosa, alimentata dalla crescente insoddisfazione verso i social media come strumenti di informazione. Chi si è stancato degli algoritmi di Facebook, Twitter e Instagram (che decidono cosa mostriamo e cosa no, in base a logiche commerciali opache) riscopre gli RSS come alternativa: nessun algoritmo, nessuna pubblicità, nessun profilo da costruire. Solo le fonti che hai scelto, presentate nell'ordine in cui hanno pubblicato, con la certezza di non perdere niente di importante. I Podcast hanno aiutato a riscoprirli.

Gli RSS non sono morti. Erano solo in attesa che qualcuno si stancasse degli algoritmi.

Il mito dell'intelligenza artificiale: prima Excel, poi WhatsApp, ora ChatGPT

C'è un pattern ricorrente nel modo in cui molti professionisti adottano le nuove tecnologie. Quando emerge uno strumento nuovo e potente, c'è una tendenza a volerlo usare per tutto, anche per compiti per i quali non è lo strumento più adatto. Lo abbiamo visto con Excel, che per anni è stato usato come database, come gestionale, come sistema di tracciamento dei progetti, come agenda, come quasi tutto tranne che come semplice foglio di calcolo. Lo abbiamo visto con WhatsApp, diventato nel giro di pochi anni la risposta universale a qualsiasi esigenza di comunicazione professionale, dalla condivisione di documenti alla gestione dei progetti; ma che il GDPR avrebbe da ridire, c'avete pensato (cfr. Dalle BBS al rumore di fondo: come abbiamo distrutto il modo di comunicare )? Ah, grazie Matrix. cfr (Matrix può essere il futuro della Messaggistica Sovrana, Aperta e Sicura?)

Ora tocca all'intelligenza artificiale (AI), e in particolare a ChatGPT perchè di più non si conosce (L'AI per i Commercialisti - Una Riflessione Critica). La domanda che sento sempre più spesso, anche da persone che mi chiedono consigli su come tenersi aggiornati, è: "Perché non uso semplicemente ChatGPT per sapere le ultime notizie?". La risposta è che ChatGPT (come tutti i modelli linguistici di questo tipo) non è un sistema di monitoraggio delle notizie in tempo reale. Ha una data di cutoff, oltre la quale non sa cosa è accaduto nel mondo. Può cercare su internet in alcune configurazioni, ma non è progettato per il monitoraggio sistematico e continuo di fonti specifiche: non è agigornato, deve prima "rubare" la notizia...eh.

Questo non significa che l'AI non abbia valore in un sistema di informazione professionale. Al contrario: l'intelligenza artificiale è straordinariamente utile come strato di elaborazione posto sopra le notizie già raccolte, ma esisteva anche prima di OpenAI. Può riassumere decine di articoli in pochi paragrafi, tradurre fonti straniere, classificare i contenuti per rilevanza, estrarre i punti chiave da documenti complessi. Ma il punto è che deve lavorare su materiale già raccolto, e per raccoglierlo, gli RSS sono ancora lo strumento più efficace che esiste.

L'errore è pensare all'AI come sostituto di un sistema di monitoraggio, quando la sua vera forza è quella di potere essere un amplificatore di un sistema già funzionante. Prima si costruisce la pipeline di raccolta delle informazioni. Poi, eventualmente, si aggiunge l'AI per elaborarle meglio e più velocemente.

Costruire un sistema serio: FreshRSS, HubRSS, n8n e un pizzico di AI

Per chi vuole andare oltre il semplice lettore RSS e costruire un sistema di monitoraggio davvero robusto e automatizzato, esistono combinazioni di strumenti open source (che non vuol dire gratis, ma libero) che insieme formano un flusso di dati informativi di tutto rispetto. Vediamo come si potrebbe comporre nel concreto. Si tratta di uno dei tanti metodi, ognuno è invitato a sperimentale, è il bello del FreeSoftware.

FreshRSS: il cuore del sistema

FreshRSS è un aggregatore RSS self-hosted, ovvero installabile su un proprio server (o anche su un piccolo VPS da pochi euro al mese). La sua forza sta nella completezza: supporta migliaia di feed RSS contemporaneamente, permette di organizzarli in categorie, offre filtri avanzati per parole chiave, e,aspetto fondamentale, espone a sua volta un feed RSS aggregato che può essere consumato da altri strumenti. Ha un'interfaccia web fruibile da qualsiasi dispositivo, ed è completamente gratuito ed ovviamente open source.

HubRSS: per i siti senza feed

Un problema comune è che non tutti i siti web offrono un feed RSS. Per questi casi esiste HubRSS e strumenti simili, che permettono di creare feed RSS artificiali a partire da qualsiasi pagina web, monitorando le modifiche al contenuto e trasformandole in aggiornamenti. È come installare un feed RSS su un sito che non ce l'ha, utilissimo per monitorare, ad esempio, la sezione notizie di un ente pubblico o di un'associazione di categoria che non ha mai sentito parlare di RSS.

n8n: il collante intelligente

n8n è uno strumento di automazione dei workflow, un concorrente open source di Zapier o di Make; n8n permette di connettere diversi servizi e applicazioni attraverso una interfaccia visuale, senza scrivere codice. Nel nostro sistema, n8n svolge un ruolo fondamentale: ogni mattina, a un orario prestabilito, va a leggere i nuovi articoli da FreshRSS, li filtra per parole chiave rilevanti, può interrogare Google News RSS per termini di ricerca specifici, e infine compone un digest giornaliero che invia via email al professionista o ai membri del team. Tutto questo in modo completamente automatico, senza che nessuno debba fare niente.

L'AI come strato finale

In cima a questa architettura, si può aggiungere un livello di elaborazione basato sull'intelligenza artificiale, lo so che ce lo volete. n8n può passare gli articoli raccolti a un modello AI tramite API (Claude, GPT-4 o altri) che provvede a riassumerli, classificarli per importanza, evidenziare le notizie più rilevanti per il settore specifico del professionista, e produrre un sommario esecutivo leggibile in pochi minuti. Il risultato è una email mattutina che non contiene link a decine di articoli da leggere, ma una sintesi intelligente di quello che è successo, con i link agli originali per chi vuole approfondire.

È un sistema che richiede un po' di lavoro iniziale per essere configurato, ma che una volta avviato gira da solo, è completamente personalizzabile, non costa quasi niente (qualche euro al mese per il VPS e le API AI), e produce un risultato di qualità professionale.

Le soluzioni cloud: Inoreader e Feedly a confronto

Per chi non vuole gestire server e configurazioni tecniche, esistono soluzioni cloud mature e professionali che offrono la maggior parte delle funzionalità descritte sopra in un pacchetto pronto all'uso. Le due più complete e affermate sono Inoreader e Feedly.

Inoreader: potenza e flessibilità

Inoreader è sviluppato dall'azienda bulgara Innologica e si distingue per la profondità delle funzionalità offerte anche nei piani gratuiti e di ingresso. Alla data di scrittura di questo articolo il piano Free permette di seguire fino a 150 feed RSS, con accesso alla ricerca negli articoli e agli alert di Google News. Il piano Pro, disponibile a 7,50 euro al mese (fatturazione annuale) o 9,99 euro al mese, sblocca fino a 2.500 feed, monitoraggio di siti web senza RSS, feed da newsletter, feed social (Facebook, Telegram, Bluesky), 30 feed di monitoraggio per parole chiave, regole automatiche e filtri avanzati, digest via email programmabili e integrazione nativa con n8n e Zapier.

Particolarmente interessante è la funzionalità di Inoreader Intelligence, che integra AI generativa direttamente nella piattaforma: è possibile riassumere articoli, porre domande sul contenuto, generare report da più articoli contemporaneamente, e scegliere il motore AI preferito tra OpenAI, Mistral e Anthropic. I feed vengono aggiornati con garanzia di almeno una volta all'ora per gli utenti Pro.

Inoreader è disponibile come applicazione web, iOS e Android, con piena sincronizzazione tra dispositivi e modalità di lettura offline. Un aspetto da non trascurare: Inoreader è integrabile con Thunderbird, il client email open source di Mozilla. Attraverso il protocollo Fever API, Thunderbird può leggere i feed di Inoreader direttamente nel client email, permettendo a chi già usa Thunderbird come client di posta di avere notizie e mail in un unico posto senza aprire un browser separato.

Feedly: l'AI come protagonista

Feedly ha percorso negli ultimi anni una strada un po' diversa, puntando sempre di più sull'intelligenza artificiale come caratteristica distintiva. Il suo assistente AI (https://feedly.com/ai) è in grado di "pensare come un analista": comprende concetti, sfumature e significati profondi degli articoli, non si limita a una corrispondenza testuale semplice. Leo può costruire feed tematici basati su concetti espressi in linguaggio naturale, deduplicare le notizie simili provenienti da fonti diverse, silenziare argomenti irrilevanti, prioritizzare gli articoli in base alla rilevanza.

I piani di Feedly per uso individuale partono da un piano Free con funzionalità base, un piano Pro a circa 6,99 dollari al mese e un piano Pro+ a circa 8,25-12,99 dollari al mese che include Leo con le sue funzionalità AI avanzate, Google News feeds, feed da newsletter e fino a 2.500 fonti. Per i team esiste un piano Enterprise con funzionalità di collaborazione avanzate — bacheche condivise, newsletter automatizzate, integrazione con Slack e Microsoft Teams, accesso API — che si estende fino a soluzioni specializzate per l'intelligence di mercato e la cybersecurity, con prezzi che partono da circa 1.600 dollari al mese.

Anche Feedly supporta l'integrazione con Thunderbird tramite API, ed è disponibile su web, iOS e Android. Un limite rilevante è che le funzionalità AI più avanzate sono disponibili solo nei piani a pagamento con fatturazione annuale, il che può generare qualche critica tra gli utenti più esigenti. Personalmente sto passando ad Inoreader su PC e Android, mentre ho il mio strumento custom per lo smartphone degoogled con GrapheneOS (cfr. Smartphone "de-googled" ).

Quale scegliere?

La scelta tra i due dipende molto dal contesto d'uso. Inoreader è più adatto a chi vuole una piattaforma completa con grande attenzione al controllo dell'utente sulle regole e i filtri, con un prezzo accessibile e funzionalità collaborative già nel piano Pro. Feedly è preferibile per chi mette l'AI al centro del proprio flusso di lavoro e ha bisogno di un assistente che elabori e priorizzi automaticamente grandi volumi di informazioni. Entrambi offrono trial gratuiti: il consiglio è di provarli entrambi per qualche settimana prima di decidere.

Gli RSS erano già lì e l'AI non ci salverà dall'ignoranza digitale

C'è qualcosa di paradossale e vagamente malinconico nel dibattito attuale sull'intelligenza artificiale applicata all'informazione. Si discute animatamente di come i modelli linguistici possano aiutarci a restare aggiornati, si organizzano webinar sull'uso di ChatGPT/Claude/Gremini/Grox/Deepeek...etc  per la ricerca, si scrivono articoli su come l'AI cambierà il modo in cui consumiamo le notizie. E tutto questo mentre una tecnologia matura, gratuita, perfettamente funzionante e progettata esattamente per questo scopo giace inutilizzata nella maggior parte dei siti del paese.

Gli RSS esistono dal 1999 In questo lasso di tempo abbiamo assistito all'ascesa e al declino di decine di piattaforme social che si sono presentate come rivoluzioni e sono sparite. Gli RSS no. Sono ancora lì, silenziosamente, a fare esattamente quello che hanno sempre fatto: portare le notizie dalle fonti alle persone, senza algoritmi, senza pubblicità, senza profilazione, senza dipendere da decisioni aziendali opache.

Il problema non è che la tecnologia non esiste. Il problema è culturale: preferiamo la novità all'efficacia. Preferiamo parlare di AI, che fa notizia, che è cool, che genera like su LinkedIn o Facebook, piuttosto che imparare a usare uno strumento che magari non ha un nome evocativo ma che risolverebbe il novanta per cento dei nostri problemi di aggiornamento. È più facile dire "uso ChatGPT per restare informato" che ammettere di non aver mai capito cosa sia un feed RSS.

La verità scomoda è che l'intelligenza artificiale, da sola, non ci salverà dalla disorganizzazione informativa.

Può essere uno strumento straordinario per elaborare, sintetizzare e contestualizzare le informazioni, ma deve lavorare su qualcosa: i dati, ti ricorda niente?. Quel qualcosa deve arrivare da qualche parte, essere raccolto in modo strutturato, filtrato per rilevanza. E per questo, gli RSS, magari abbinati a un buon aggregatore e a un pizzico di automazione rimangono la risposta più sensata, più economica e più elegante che esista.

Forse, prima di chiedersi come usare l'AI per restare aggiornati, varrebbe la pena passare un pomeriggio a capire cosa sono gli RSS. Erano lì prima di ChatGPT. E con ogni probabilità, ci saranno ancora quando il prossimo strumento rivoluzionario avrà fatto il suo giro.

Una nota finale, rispetto del diritto d'autore. Gli RSS sono offerti dal titolare della notizia, non si fa grabbing, non si rubano le notizie. Le notizie in CC (Creative Commons) sono anche ridistribuibili citando la fonte, gli articoli o le copie del sole 24 ore nei gruppi whatsapp/telegram: NO!

 

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