Negli ultimi mesi il dibattito sulla sovranità digitale europea si è spostato anche sul terreno delle suite per l’ufficio. Ambiente cruciale anche in ambito scolastico (ne parlerò in altro articolo). Al centro della discussione c’è Euro‑Office, presentata come l’alternativa europea, open source e gratuita a Microsoft 365 e Google Workspace. Ma dietro lo slogan “sovrano” forse si nascondono scelte tecniche, modelli di governance e critiche che mi hanno portato ad analizzare con attenzione il progetto. Che tu sua un developer, un system integrator una PA o uno utilizzatore (professionista o PMI. Cerco di fare chiarezza, non sarà facile per chi non mastica licenze, ma proviamoci.
Cos’è Euro‑Office
Ok ok, preima partiamo da cos’è Microsoft Office (Office365), word, excel, powerpoint e magari cos’è l’alternativa OpenSource LibreOffice. Sono Suite di ufficio per scrivere testi, fogli di calcolo e slide. Microsoft utilizza i suoi formati di file proprietari, LibreOffice quelli liberi ODF (OpenDocument Format, uno standard aperto e basato su XML gestito dal consorzio OASIS e approvato come standard ISO. È utilizzato per garantire l’accesso ai file nel tempo senza dipendere da software proprietari. Scusate se è poco). Ed Euro-Office che cosè? Euro‑Office è una suite di produttività online per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo, presentazioni e PDF direttamente nel browser. Non è un’app desktop da installare sul PC, ma un motore di editing web da integrare in piattaforme che gestiscono archiviazione, utenti e permessi (ad esempio Nextcloud Hub, Proton, XWiki, OpenProject, tutti per altro sponsor del progetto).
In pratica è un concorrente, non l’unico, delle suite web quali MS Office365, Google Workspace, e cito volentieri Infomaniak, Zoho, Cryptpad, Collabora Office e …OnlyOffice supportato da Ascensio System, società lettone con sede a Riga, e non propriamente nota per la trasparenza anche della commuity.
Tecnicamente, Euro‑Office è un fork di ONLYOFFICE, a sua volta basato su un motore di rendering proprietario evoluto negli anni per garantire un’elevata compatibilità con i formati Microsoft DOCX, XLSX e PPTX (OOXML). Il codice è pubblicato su GitHub e rilasciato sotto licenza AGPLv3, quindi teoricamente chiunque può scaricarlo, installarlo sui propri server e utilizzarlo senza costi di licenza.
Chi c’è dietro Euro‑Office
Euro‑Office nasce da un consorzio di aziende e organizzazioni tecnologiche europee, che hanno dichiarato esplicitamente l’obiettivo di ridurre la dipendenza da piattaforme extra‑UE e garantire la “sovranità digitale” dei dati. Tra i nomi più rilevanti citati nei comunicati e nella stampa specializzata figurano: zdnet
- IONOS (hosting e cloud europeo)
- Nextcloud (piattaforma di collaborazione e file sharing)
- EuroStack
- XWiki (wiki e piattaforma applicativa)
- OpenProject (project management)
- Soverin
- Abilian
- BTactic
- Open‑Xchange
- Office.eu
L’idea di fondo è creare un ecosistema coerente di strumenti europei, interoperabili e self‑hostabili, in cui Euro‑Office funge da “motore di editing” per documenti e fogli di calcolo all’interno di workspace digitali basati su Nextcloud e altre piattaforme open source. ilsoftware Un iniziativa lodevole sulla carta, non una novità ma da attenzionare. Personalmente utilizzo regolarmente NextCloud, ho sempre voluto provare OpenProject ed ho utilizzato Open-Xchange (nella versione community) per molti anni nel mio precedente studio con soddisfazione fino a quando anche qui la direzione del progetto è un po’ cambiata (e lavorativamente anche la mia. Beh, il provider scelto era molto peggio di Open-Xchange era obiettivamente inferiore a OX :D )
Stack tecnologico e software utilizzati
Dal punto di vista tecnico, Euro‑Office eredita l’architettura di ONLYOFFICE:
- DocumentServer: motore di editing online (documenti, fogli, presentazioni, PDF).
- Integrazione tramite API con piattaforme ospitanti (Nextcloud Hub, wiki, project management tool, ecc.).
- Supporto nativo per i formati OOXML (DOCX, XLSX, PPTX) e per gli standard ODF (ODT, ODS, ODP), con OOXML impostato come default nella maggior parte delle configurazioni. Per default(?!)
- Licenza AGPLv3 per il codice pubblicato su GitHub. Solo per quello(!?)
In pratica, Euro‑Office non gestisce direttamente:
- Archiviazione dei file
- Gestione utenti, gruppi e permessi
- Logica di condivisione e navigazione tra documenti
Queste funzioni sono delegate alla piattaforma ospitante (es. Nextcloud, Proton, XWiki, ecc.), mentre Euro‑Office si concentra sull’editing collaborativo in tempo reale.
Le critiche a Euro‑Office
Fin dal pre‑annuncio e dal lancio della versione 1.0 (giugno 2026), Euro‑Office ha ricevuto critiche molto dure, soprattutto da parte della comunità storica del software libero per l’ufficio, in particolare The Document Foundation (TDF), che mantiene LibreOffice.
1. “Prima suite open source europea”? Una narrazione contestata
TDF ha contestato la narrazione che presenta Euro‑Office come la “prima suite open source europea”, ricordando che:
- OpenOffice.org (2001) e LibreOffice (2010) hanno già radici e comunità europee consolidate.
- Definire Euro‑Office “primo” rischia di cancellare decenni di lavoro su software libero e standard aperti in Europa.
2. OOXML come default: sovranità o lock‑in?
Il punto più controverso riguarda la scelta di usare OOXML (i formati di Microsoft Office) come formato predefinito, invece dell’Open Document Format (ODF), standard ISO mantenuto da una comunità indipendente.
Secondo TDF e diversi esperti di standard aperti:
- La vera sovranità digitale non dipende solo dalla licenza (AGPL) o dalla posizione fisica dei server (Europa), ma dal formato in cui i documenti sono creati, archiviati e scambiati.
- Usare OOXML come default significa di fatto allinearsi alla strategia di lock‑in sui contenuti di Microsoft, mantenendo il controllo degli standard nelle mani di Redmond e non dell’Europa.
- In una lettera aperta, TDF ha definito Euro‑Office un “alleato di fatto di Microsoft” e, in alcuni passaggi, un “Trojan Horse” che indebolisce la sovranità digitale europea pur dichiarandosi suo difensore.
3. Fork di ONLYOFFICE: trasparenza, governance e questioni legali
Euro‑Office è nato come fork di ONLYOFFICE, con la motivazione ufficiale di rendere il progetto più aperto, trasparente e “europeo”. Tuttavia ONLYOFFICE stesso ha contestato pubblicamente il fork, sollevando dubbi sul rispetto delle condizioni della licenza AGPLv3 e sull’uso dei marchi. E Alcuni contributori europei avevano già lamentato, in passato, scarsa ricettività alle pull request e documentazione non sempre affidabile nel progetto originale, ma il nuovo fork ha aperto un fronte di tensione legale e di governance.
Il risultato è un quadro in cui Euro‑Office si presenta si come garante della sovranità europea, ma deve affrontare polemiche sulla narrativa “prima suite europea” e accuse di rafforzare, nei fatti, l’ecosistema Microsoft tramite OOXML. Si aggiungono inolter le controversie con il progetto da cui deriva (ONLYOFFICE) su licenze e branding.
Cosa significa davvero “sovrano” e “open source”?
Per chi si occupa di infrastrutture IT, la lezione è chiara: sovranità digitale non è solo una questione di:
- Server in Europa
- Licenza open source
- Branding “europeo”
Ma dipende anche e soprattuto da:
- Standard documentali adottati (ODF vs OOXML)
- Governance del progetto (chi decide, come si contribuisce, quanto è trasparente lo sviluppo)
- Indipendenza da vendor (nessun lock‑in su formati, API o ecosistemi controllati da una singola azienda)
Un’alternativa realmente open source, self‑hosted e sovrana
Se l’obiettivo è costruire un’infrastruttura realmente sovrana, auto‑costruita e full open source, la strada più coerente è combinare componenti maturi, con standard aperti e governance consolidata.
Un’architettura di riferimento potrebbe essere:
1. Piattaforma di collaborazione e file sharing
- Nextcloud Hub (o OpenCloud)
- Gestione file, condivisione, chat, videochiamate (Talk), note, task.
- App integrate per Calendar, Contacts, Tasks.
- Supporto nativo per CalDAV e CardDAV.
2. Editing documenti, fogli e presentazioni
- Collabora Online (Nextcloud Office powered by Collabora)
- Basato su LibreOffice, con ODF come formato nativo.
- Ottima compatibilità anche con DOCX/XLSX/PPTX, ma senza fare di OOXML il default “ideologico”.
- Licenza MPL 2.0, comunità europea e globale consolidata.
In alternativa, per contesti dove la compatibilità con Microsoft è imprescindibile, si può valutare l’uso parallelo di Euro‑Office o ONLYOFFICE solo per specifici reparti o flussi di lavoro, mantenendo ODF come standard interno.
3. Posta elettronica, calendari, rubriche e task
Per sostituire Microsoft Exchange / Microsoft 365 con una soluzione pienamente open source e self‑hosted:
- SOGo
- Webmail, calendari condivisi, rubriche, task.
- Supporto per IMAP, CalDAV, CardDAV, ActiveSync (ottima sincronizzazione con Outlook, iOS, Android).
- Usato da PA e aziende come alternativa a Exchange.
- Backend di posta:
- Postfix + Dovecot (MTA/MDA)
- Filtri antispam/antivirus (Rspamd, ClamAV)
- DB utenti su MySQL/MariaDB o LDAP.
In alternativa, per stack più moderni e containerizzati:
- mailcow dockerized (GPL‑3.0)
- Suite mail completa con webmail (Roundcube/SOGo), admin UI, CalDAV/CardDAV integrati.
Oppure, per chi vuole sperimentare stack più recenti:
- Stalwart (mail server in Rust) + Bulwark Mail o Kurrier
- Supporto nativo per JMAP, CalDAV, CardDAV.
- Webmail/workspace moderni per mail, calendari, contatti e file.
4. Identità e accesso
- Keycloak o Authelia
- Single Sign‑On (SSO), autenticazione a più fattori, gestione ruoli.
- Integrazione con Nextcloud, SOGo, Collabora, ecc. tramite OIDC/SAML.
5. Infrastruttura e operazioni
- Deployment con Docker / Docker Compose o Kubernetes (a seconda della scala).
- Backup automatizzati (BorgBackup, Restic, rsync + script custom).
- Monitoraggio (Prometheus + Grafana, Zabbix, ecc.).
- DNS, SPF, DKIM, DMARC configurati correttamente per la reputazione della posta.
Questa architettura:
- È interamente open source, con licenze note e comunità attive.
- Usa standard aperti (ODF, CalDAV, CardDAV, IMAP, JMAP).
- Può essere ospitata su hardware proprio, VPS europee o cloud “sovrani”.
- Non dipende da un unico vendor, ma combina componenti interoperabili.
Conclusione: sovranità come scelta tecnica e politica (!)
Euro‑Office rappresenta quindi un tentativo interessante di costruire una narrativa europea attorno alla produttività online, ma le critiche ricevute mostrano che sovranità e open source non sono etichette da apporre sui prodotti, ma scelte coerenti su:
- Standard (ODF vs OOXML)
- Governance (come si sviluppa, chi decide, quanto si è trasparenti)
- Indipendenza da ecosistemi dominanti (Microsoft, Google, ecc.)
Per consulenti, CTO, responsabili IT di PA e PMI (e puristi) la sfida è progettare infrastrutture che siano:
- Tecnicamente solide
- Legalmente e politicamente coerenti con i principi di sovranità digitale
- Pratiche da usare per gli utenti finali
In questo senso, combinare Nextcloud + Collabora + SOGo/mailcow + stack open source consolidato resta oggi la via più credibile per costruire workspace digitali realmente self‑hosted, open source e sovrani, senza dover accettare compromessi nascosti dietro slogan accattivanti. Collabora non è però priva di critiche essendo sostanzialmente una società commerciale inglese…. quindi nel mondo dell’integralismo del F.L.O.S.S. non esiste un reale concorrente ai giganti Microsoft e Google.
Fonti
Note
Questo documento non è stato scritto con l'intelligenza artificale, è stata revisionata la forma con un LLM e le fonti sono frutto di ricerche su internet con il browser Brave ed il motore di ricerca DuckDuckGo. L'immagine di copertina è fornita da Magnific.com sotto licenza libera.
