Quando l'entusiasmo per l'AI diventa un alibi per l'incompetenza digitale.
Faccio una premessa doverosa, questo testo non è stato scritto con un LLM, Ok?! Chiaro fin qui?, bene andiamo avanti.
Non so per quale strana congiunzione astrale, ma negli ultimi mesi ho iniziato a "bazzicare" alcuni social, Linkedin, nello specifico, mi sembrava quello più adatto alle relazioni. Lo so, chi mi conosce dirà che è di Microsoft e che dovevo evitare. Si si, avete ragione, rimedierò! Intanto il mio profilo mastodon è comunque attivo (https://mastodon.uno/@dado70), ma nello specifico quello che voglio dire lo scrivo qui, sul sito, se poi me lo leggeranno in tre, pace, il mio pensiero sui social e la mia autostima resteranno immutati.
Linkedin dunque, l'aggregatore di cuoricini dove la critica è vietata: basti vedere che esistono solo "reazioni positive".... cioè, ad un post non potrò mai dire "non mi piace"? chi scrive sono tutti "leader visionari" ed i commentatori "Cheerleader in cerca di altrettanta visibilità?. Tutti attori di uno scambio di visibilità reciproca: "io metto like a te, tu metti like a me", dove la lettura critica del contenuto passa in secondo piano rispetto alla logica della relazione sociale/professionale da coltivare. Ottimo, Zio Bill, ti ringrazio come sempre dal 4 aprile 1975.
Apro Linkedin, e nel feed leggo anche stamani un avvocato, un commercialista, un consulente qualsiasi che annuncia con entusiasmo di aver "creato un'app" o "automatizzato un processo" grazie a un chatbot. Sotto, decine di like e commenti pieni di "applausi, pollicini, e complimenti!". Il problema non è l'entusiasmo, ci mancherebbe, ma è il cosa si nasconde dietro.....
"Tu mettevi solo cuoricini, cuoricini; Pensavi solo ai cuoricini, cuoricini; Stramaledetti cuoricini, cuoricini; Che mi tolgono il gusto di sbagliare tuttoooo" ["Cuoricini" - Coma Cose 2025]
L'esperto improvvisato
Chi fino a poco tempo fa faticava a costruire una tabella pivot su Excel, quando non si fermava al CERCA.VERT, oggi si presenta come sviluppatore, sistemista, "orchestratore" (hype abbestia su questa parola) di soluzioni digitali. Non perché abbia acquisito competenze reali (ma nel profilo sono tutte confermate da amici e parenti, gratis come la transazione su paypal con lo stesso nome), ma perché uno strumento (LLM) gli ha restituito in pochi secondi un pezzo di codice scopiazzato o un output che sembra magia. La differenza tra "usare uno strumento" e "capire cosa si sta facendo" si è dissolta, e con essa la capacità di valutare se quella soluzione sia effettivamente buona, sicura, efficiente, o semplicemente sia la prima cosa che ha funzionato al primo tentativo..ma non ho imparato niente, niente!
È il fenomeno che in ambito tecnologico si potrebbe chiamare "competenza percepita": la sensazione di padroneggiare una tecnologia semplicemente perché uno strumento automatizzato ne ha abbassato la barriera d'accesso. Ma abbassare la barriera d'accesso a un compito non equivale a comprendere il compito. Dove sono lo studio, la conoscenza, il debugging... boh, vabbè, accontentiamoci.
Reinventiamo la ruota, ma non è rivoluzione
Tra ieri ed oggi ho letto almeno 5 post, tra articolo, newletters, post e ripost che sono così emblematici che, anzichè farmi inserire un commento, mi hanno portato a scrivere questo articolo lungo e noioso. La prossima volta faccio un reeel di 1:30'' ok? il tempo massimo di attenzione dell'utente medio del XXI secolo! L'avvocato che L'esempio citato — un'app basata su AI per generare un PDF/A — è emblematico, sentite un po'.
Articolo, Community, Post, Podcast..questo si che è marketing. Oggetto: "La conversione in formato PDF/A di un file da parte di un avvocato fatto con uno strumento scritto in vibe-coding"! Scopo finale? pubblicizzare un "percorso formativo a pagamento per giuristi".
"Brrr... rabbrividiamo" [Natolia e i mimi di Bratislava - Mai dire gol anni '90 - Marina Massironi e Aldo Giovanni e Giacomo]
Creare un PDF/A è un non-problema tecnico risolto da decenni, con strumenti open source, stabili, leggeri e senza bisogno di inviare un solo byte a server esterni. E' un formato, fortunatamente documentato, saprà come è fatto? Avrà letto qualche guida di Adobe, delle CCIAA o delle Università? Basta googleggiare (ed evitare la parte inziale di gemini magari):
Libre Office: File - Esporta - Pdf/A
difficilissimo... facciamoci un podcast dai...
Eppure viene presentata come innovazione dirompente da chi, semplicemente, non sa che quella soluzione esiste già, perché non ha mai avuto la curiosità, il tempo, o l'interesse di informarsi prima di annunciare la propria scoperta al mondo. E quealcun'altro ne ha approfittato. Non sono geloso, sono deluso.
"Ma che problema c'è, quanto rompi, l'ho risolto, no?!" Il problema: non è l'uso dell'intelligenza artificiale in sé, strumento potente e (anche)legittimo quando applicato con criterio, ma la sostituzione sistematica della competenza con l'entusiasmo: questa tizia, quella dei post, celebra la scorciatoia come se fosse la strada maestra, si scambia la novità percepita per novità reale. Ci costruisce marketing e business probabilmetne ingannando i lettori.
"There’s a sign on the wall, But she wants to be sure, ‘Cause you know sometimes words have two meanings. Ooh, it makes me wonder…" [Stairway To Heaven 1971 Led Zeppelin]
Il meccanismo
Dietro a tutot ciò c'è una dinamica ben nota a chi si occupa di comunicazione digitale: gli algoritmi delle piattaforme premiano contenuti semplici, entusiasti, facilmente condivisibili. Un post che dice "guardate cosa ho fatto con l'AI" performerà sempre meglio di un'analisi tecnica onesta sui limiti, i costi energetici, i rischi sulla privacy o le alternative più efficienti già disponibili. Chi segue certi profili, spesso altrettanto poco espert, rinforza il meccanismo con i like, creando community che si autoalimentano su basi tecnicamente fragili ma emotivamente molto coese. Poi ci sono gli amici e parenti che condividono, magari dopo il messaggio Whatsapp.
Il risultato è un "sistema circolare" in cui l'autorevolezza non si misura più sulla competenza dimostrata a dispetto del profilo che le elenca, ma sulla capacità di produrre contenuti che generano engagement. E chi prova a inserire un elemento di realtà quale: "questo problema è già risolto, e meglio, da altri strumenti", viene percepito come polemico o, peggio, ignorato.
E' un business
Va detto con chiarezza: non si tratta di post sporadici, di entusiasmo isolato che nasce e muore in un commento. Attorno a questo fenomeno si sono costruite vere e proprie strutture organizzate: associazioni, pagine, canali, community a pagamento, corsi "avanzati", certificazioni improvvisate. Un intero indotto che vive esattamente di quello che dovrebbe combattere: l'ignoranza tecnica della massa.
È un modello di business collaudato: si crea ad arte un problema percepito ("se non usi l'AI resti indietro"), si alimenta l'ansia da esclusione, e poi si vende la soluzione fatta di corsi, webinar, etc a chi non ha gli strumenti critici per distinguere un contenuto di valore da una banalità riconfezionata. Più il pubblico è disorientato, più il mercato che nasce attorno a questo disorientamento è redditizio. Non è formazione: è sfruttamento commerciale di un vuoto di competenze.
"Non è personale, Sonny. È solo affari" [Michael Corleone in "Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola.]
E quel vuoto non nasce adesso, è il risultato di anni di mancata formazione digitale "seria", nelle scuole, negli ordini professionali, nei percorsi di aggiornamento continuo. Per decenni la competenza informatica di base è stata considerata un dettaglio marginale, delegabile, non prioritaria. Oggi quel debito formativo viene pagato tutto insieme, ed è terreno fertile per chiunque sappia vendere sicurezza a chi si sente in ritardo.
Un costo, e non è solo culturale
Il mio non è soltanto una questione di fastidio estetico verso post ingenui. Ci sono conseguenze concrete nell'uso inutile dell'AI: consumo energetico e computazionale non necessario per compiti che potrebbero essere svolti con strumenti locali e leggeri; dati professionali e potenzialmente sensibili (e si parla di avvocati e commercialisti, categorie che trattano informazioni riservate.. e anche qui facciamoci hype, dai) inviati a servizi cloud terzi USA senza una reale valutazione dei rischi; e una progressiva erosione della cultura tecnica, sostituita da una fiducia acritica nello strumento del momento.
Ma su questa cosa ci tornerò, prima o poi.
Invertire questa tendenza non è impossibile, ma richiede interventi strutturali, non buone intenzioni individuali... intanto vieterei i social, ma non si può.
Formazione tecnica vera e certificata obbligatoria e continua negli ordini professionali. Non corsi spot tenuti da influencer del momento, ma percorsi strutturati, verificati, tenuti da chi ha competenza reale e non un interesse commerciale diretto nel vendere lo strumento che insegna a usare.
Alfabetizzazione critica, non solo tecnica. Insegnare a usare uno strumento non basta: bisogna insegnare a valutarlo. Capire quando una soluzione esistente e più semplice risolve già il problema, riconoscere i costi nascosti (dati, energia, dipendenza da terzi), sviluppare il riflesso di chiedersi "questo è davvero nuovo, o solo nuovo per me?" prima di pubblicizzarlo sul Linkedin di turno.
Accanto a questi due assi (ma ce ne sono altri, altrimenti divento noioso) aiuterebbe anche una maggiore responsabilità delle piattaforme nel non premiare sistematicamente la superficialità, e una cultura professionale che torni a valorizzare chi mostra limiti e criticità con onestà, invece di chi promette scorciatoie miracolose.
"Eh ma conosco solo faebook e linkedin, son oun boomerone... e poi sono tutti lì, che ci faccio dove non c'è nessuno?"
A parte il fatto che "meglio soli..." comuqnue Mastodon è un social network Open Source, gratuito e decentralizzato, simile a Twitter/X, ma basato su una rete di server indipendenti (detti "istanze") anziché su un'unica piattaforma centrale. E anche tu puoi crearne una. Funziona, di base, come la posta elettronica ma con un altro protocollo chiamato: ActivityPub, uno standard aperto del World Wide Web Consortium (W3C). Puoi creare un account sul server (es. mastodon.uno, mstdn.social) ma comunicare facilmente con utenti iscritti su qualsiasi altro server: benvenuto nel Fediverso!
- Timeline cronologica: I post (chiamati toot) appaiono in ordine puramente cronologico, non filtrati da algoritmi.
- Nessuna pubblicità: Il network non è gestito da un'azienda a scopo di lucro, ma è finanziato tramite donazioni ed è privo di inserzioni commerciali.
Perché è meglio dei social tradizionali?
- Niente algoritmi manipolativi: Poiché non ci sono algoritmi che spingono contenuti sensazionalisti o pubblicità, sei tu ad avere il controllo assoluto su ciò che vedi.
- Privacy e sicurezza: Ogni server ha le proprie regole e moderatori, rendendo più facile bloccare molestie, razzismo e spam alla radice.
- Nessun tracciamento o vendita dati: Essendo open-source e no-profit, il tuo profilo non viene utilizzato per tracciare le tue abitudini di navigazione o vendere i tuoi dati agli inserzionisti.
- Controllo della community: Sei proprietario dei tuoi contenuti e puoi persino creare o ospitare il tuo server personale se desideri stabilire le tue regole.
Sarò impopolare, ma mi piaccio così
Non sono contro l'AI, non è il focus qui: si tratta di trasparenza e di cosnoscenze, di non ingannare il prossimo. l'AI (LLM) è una tecnologia che, usata con consapevolezza, offre vantaggi anche reali. Il problema è l'entusiasmo senza competenza, la superficialità travestita da innovazione, la vanità digitale che si nutre di follower altrettanto disorientati. Quando l'ignoranza tecnica diventa contenuto virale e l'esperienza reale viene messa in ombra dall'hype, non stiamo assistendo a un progresso: stiamo assistendo a una regressione collettiva, ironicamente amplificata dagli stessi strumenti che dovrebbero renderci più capaci e meno superficiali.
"Vabbè, ma faccio prima con ChatGPT, l'hai visto l'ultimo video di ..... quanto mi piace Lei"
