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Un anno e mezzo senza password (e poi parlano di Intelligenza Artificiale)

Un anno e mezzo senza password (e poi parlano di Intelligenza Artificiale)

Oggi mi chiama un “amico”, le virgolette sono d’obbligo. È noto per una competenza informatica prossima allo zero, compensata però da un talento sterminato nel “so io come si fa”; mi dice, con aria grave, che un suo collega professionista ha perso la password del Mac e da un anno e mezzo non riesce più a leggere le mail dal computer dell’ufficio, solo da casa! 🤣
Un anno e mezzo? Sento odore di tragedia....

Gli dico subito che non sono un esperto di Apple. Anzi, La detesto cordialmente e glielo ricordo da vent’anni: uso solo software libero, per scelta tecnica ed etica. Ma niente, insiste. "Dai dai, facciamogli questo piacere". Il piacere, in realtà, vuole farlo lui, io dovrei limitarmi a fargli fare bella figura… per osmosi.

Vabbè. Mi presento nello studio...

"Eccolo qua", mi dice con serafica calma. Davanti a me: un iMac del 2017. Uno di quelli con cui, a quanto pare, gli avvocati possono ancora emettere parcelle con il 20% in più grazie alla mela (marcia) appositamente posta sul retro in bella vista del cliente, evidentemente.

Partiamo soft:
“Ti ricordi più o meno l’ultima password che usavi?”
Magari è la tastiera, penso. Lingua sbagliata, layout diverso, chissà cosa sta scrivendo...

"Sì, me la ricordo, è xxxxxx"
Ovviamente non la scrivo, ma immaginate due parole banali, senza maiuscole, senza numeri, senza caratteri speciali. insomma una ben piazzata nella classifica di quelle da non usare.

Ovviamente non funziona! e tra me e me:
"Un anno e mezzo senza password della mail? In un ufficio!? Da me sarebbero partite le coltellate dopo cinque minuti."

Chiedo, con la speranza che non muore mai:
"Ma le password… le avevi annotate da qualche parte? Un password manager? Un file cifrato? Anche un quaderno segreto, una policy, qualcosa?"

  1. Niente.
  2. Nulla.
  3. Il vuoto cosmico.

Penso, ma a voce alta: "se fosse stata la password della cintura di castità dell’amante, col cavolo che te la dimenticavi, eh?!"

Ora, non sono un esperto di macOS, ma so usare Internet. Apro DuckDuckGo, due minuti di ricerca, e provo la cosa più banale del mondo:

  1. Spengo
  2. Riavvio
    • Command + R
    • Utility
      • Terminale
      • $ resetpassword
  3. Fine

Cinque minuti. Forse meno.

E qui arriva il bello.

Il Mac ora entra… ma non va su Internet.
Perché?
Perché nel frattempo hanno cambiato la Wi-Fi.
Ma tranquilli: la password è appiccicata alla reception in una bella cornice d'argento: "sai, per gli ospiti".

Per gli ospiti?? Sulla rete dello studio??? Quella che accede al server dove sono memorizzate tutte le pratiche 🤦‍♂️

Per gli ospiti, sì. E' la risposta come se avessi IO detto un'eresia... dov'è la finestra, vi prego, mi butto di sotto....

La mail però continua a non funzionare. Perché nel frattempo il provider ha introdotto STARTTLS, e questa versione di MacOS non lo supporta più. Andrebbe aggiornato tutto. Io, onestamente, avrei spento tutto e installato Linux. Tanto fuori la mela rimane, e la parcella al cliente pure.

Chiedo:
“Ma la posta non la leggi nemmeno sull’iPhone 17 Pro Max? O sull’iPad?”

Risposta: No!

Ed a questo punto spunta il "Responsabile IT" (si sentono le virgolette?)

ed io: "E perché?"

RIT: "Perché, siccome i computer sono vecchi, hanno chiesto al provider di mantenere la vecchia posta".

Giuro.
Giuro, lo avete sentito anche voi, giusto? ......... 

"Io ho finito". Dico chiaro, "Il resto guardatelo con il provider"

Ma ovviamente non è finita.

"Scusa, ma perché se io spedisco da casa, qui in ufficio non vedo la posta?"

"Probabilmente avete configurato la posta in POP invece di IMAP."

RIT: "Sì, abbiamo fatto così perché in segreteria ci sono due signore anziane, e se leggevano la mail generica di info@.... , poi risultava letta e io me la perdevo."

"Guardate che il problema non è tecnico. È di processo. L’informatica è andata avanti. Se avete un’esigenza, vi sedete a tavolino con un consulente (non con un venditore) analizzate il flusso delle informazioni, il modo di lavorare, l’assegnazione delle pratiche, la comunicazione interna e con i clienti; Poi scegliete strumenti e software. Qui state solo usando in modo inappropriato lo strumento mail, perché è l’unica cosa che conoscete. In realtà esistono software di gestione pratiche (Project Management) che integrano le email, gestiscono le pratiche, assegnano i compiti...."

Silenzio..... Poi arriva lei, la Domandona: "Ma tu… quale AI pensi che sia la migliore?"

 

Aggiunte del giorno dopo...

  1. Se il computer vi dice "password errara": la password è veramente errata, è inutile che mandiate a quel paese il computer, il software, il responsabile IT (che peraltro non conosce le password), tutti i santi.... dovete scrivere quella giusta e basta, ed occhio a Maiuscole/Minuscole/numeri/Caratteri speciali
  2. Le password, a livello aziendale, sono vostre, solo vostre e da conservare a vs. cura! Lo dice la legge: il GDPR. Il resposabile IT non le cosnoce, ha la sua, con diritti elevati eventualmente per azzerarvi la vostra (che avete dimenticato) in modo da farvene creare una nuova in autonomia (e sperando che non ve la dimentichiate di nuovo)
  3. Le Password devono essere "sicure", "difficili", non contenere riferimenti all'utente, popssibilmente diverse da ogni servizio. Non vanno bene "password", "123456"... non va bene il nome del marito, dei figli e del cane, perchè quei dati le avete gia scritti sui social milioni di volte. Il Garante privacy vi viene incontro: https://garanteprivacy.it/temi/cybersecurity/password 
  4. Non sono validi i seguenti concetti:
    • non ce l'ho, non me l'hai data
    • ce l'hai tu, mio figlio, marito, nipote
    • non l'ho mai avuta
  5. Usate un Password Manager. Sono software (ne parleremo con specifico articolo) per l'archiviazione, la gestione e spesso l'autocompilazione delle password crittografate. Esistono decine di soluzioni commerciali, ma io suggerisco un Password Manager open source e meglio "in locale" (ebbene si, torniamo indietro rispetto al "cloud")
  6. No all'iniziativa privata in azienda!

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